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Da giovane medico neolaureato, sono partita con la presidentessa dell'ONG Gandhi, Alganesc Fessaha per fare un'esperienza nel campo profughi di Mai Haini nel gennaio 2011.
La vita nel campo, che abbiamo condiviso a pieno vivendo ospiti dei profughi stessi è molto dura.
Nonostante l'energia di queste persone meravigliose, che hanno fatto fiorire numerose attività per contrastare l'inedia di cui rischiano di essere vittime, la vita è dura.
Le condizioni igieniche sono precarie, l'acqua corrente manca, l'energia elettrica è presente solo poche ore serali e solo nei bar gestiti dai profughi e in altri pochi edifici.
Le necessità sono sempre molte.
Ho potuto visitare un centinaio di bambini, con patologie che spaziano da dermatiti più o meno gravi, a infezioni batteriche e fungine, fino a principi di malnutrizione.
Abbiamo visitato anche molti adulti, alcuni dei quali con esordio di patologie croniche come diabete ed ipertensione.
Avendo portato una grande quantità di farmaci, abbiamo cercato di fronteggiarne la necessità anche oltre la nostra partenza, distribuendoli alle persone che più ne necessitavano a lungo termine.
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