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L'Eritrea è stata dichiarata zona di emergenza a motivo della lunga guerra civile e della ricorrente siccità; i problemi sono molti: profughi, povertà, disoccupazione, famiglie numerose, case distrutte, condizioni igieniche e sanitarie disastrate.Il campo profughi di Shimelba è una striscia di terra che si estende per 7 Km quadrati al confine fra Etiopia ed Eritrea, in una regione arida e inospitale. Un paesaggio di sterpaglie e polvere punteggiato da piccole case fatte di paglia e mattoni di terra cruda; nemmeno i tetti improvvisati coi teloni impermeabili bianchi e azzurri delle Nazioni Unite sono sufficienti ad impedire che molte di esse si sciolgano durante la stagione delle piogge. Ciascuna di queste abitazioni, una sola stanza, ospita almeno cinque persone, per un totale di 16.000 profughi. E continuano ad arrivare, circa trecento nuovi abitanti ogni mese. Uomini invisibili, il più delle volte separati dalle loro famiglie, con cui non possono comunicare. Tornare a casa è pericoloso, uscire dal campo è impossibile, e in questo campo la loro vita si interrompe, per anni. Prima avevano un'occupazione, ora possono solo aspettare.
La situazione è difficile per tanti motivi: la carenza di cibo, il sovraffollamento, le precarie condizioni igieniche, l'assistenza sanitaria ampiamente insufficiente in una regione in cui la malaria è endemica
Fra tutti i problemi che si potrebbero proporre, il più grave ed urgente ci sembra quello dei bambini che vivono nel campo: 1500 bambini la cui unica fonte di sussistenza è rappresentata dai cereali forniti dalle Nazioni Unite. La malnutrizione che ne consegue comporta serie difficoltà di crescita e sviluppo ed una maggiore predisposizione a contrarre infezioni e parassitosi.
